L'attenzione frammentata
Smartphone, notifiche e nuovi tempi della mente
29 giugno 2007. Steve Jobs presenta al mondo il primo iPhone. È un oggetto bellissimo e modesto: uno schermo, qualche bottone, niente di che. Ma in quindici anni quell'oggetto e i suoi discendenti cambieranno radicalmente il modo in cui gli esseri umani usano la propria attenzione. Non è esagerato dire che mai prima nella storia un singolo oggetto aveva trasformato così profondamente la mente umana.
Oggi un adulto medio guarda lo smartphone tra le ottanta e le centoventi volte al giorno. Ogni 8-12 minuti, in media, durante le ore di veglia. Riceve in media circa centocinquanta notifiche al giorno: messaggi, mail, chat, social, app. Ognuna interrompe per pochi secondi ciò che stava facendo. La somma di tutte queste interruzioni è enorme.
Cosa cambia nel cervello
Gli studi degli ultimi quindici anni convergono su un punto. Quando l'attenzione viene continuamente interrotta, alcune capacità cognitive si indeboliscono. La concentrazione prolungata — quella necessaria per leggere un libro intero, per seguire un ragionamento complesso, per scrivere un saggio — diventa più difficile. Non impossibile: più difficile.
I ricercatori hanno misurato che, dopo un'interruzione, ci vogliono in media venti minuti per tornare al livello di concentrazione di prima. Ma se le interruzioni arrivano ogni dodici minuti, quei venti minuti non si raggiungono mai. La mente vive così in uno stato di concentrazione superficiale, sempre prossima all'interruzione, mai del tutto presente.
Il modello di business
C'è una ragione economica precisa per cui ci troviamo in questa situazione. Le grandi piattaforme — i social network, i siti di notizie, le app di messaggistica — guadagnano dalla nostra attenzione. Più tempo passiamo dentro le loro piattaforme, più pubblicità vedono i loro inserzionisti, più soldi le piattaforme guadagnano.
Da qui un esercito di ingegneri, psicologi, designer che lavorano per rendere le app il più "appiccicose" possibile. Lo scroll infinito è progettato per evitare che ci sia mai un momento "giusto" per smettere. Le notifiche sono temporizzate per arrivare quando hai più probabilità di essere distraibile.
La nostra attenzione è la materia prima di un'industria gigantesca, e quell'industria fa di tutto per estrarne il più possibile.
Le conseguenze sull'apprendimento
Tutto questo ha effetti pesanti sull'istruzione. Studiare richiede attenzione lunga, profonda, continua. Leggere un libro di trecento pagine. Seguire un ragionamento matematico. Imparare una lingua. Sono attività che chiedono mezz'ora, un'ora, due ore di concentrazione consecutiva.
Per le generazioni cresciute con lo smartphone in mano dagli anni delle elementari, questa concentrazione è diventata difficile. Non impossibile — i ragazzi non sono diventati stupidi — ma più faticosa di prima.
Una possibile direzione
Un'idea che sta emergendo è che bisogna cambiare le strategie di apprendimento, non lottare contro la realtà. Se i tempi di attenzione si sono accorciati, vale la pena adattarsi. Una lezione di cinque minuti, ben costruita, può essere più efficace di una di un'ora mal seguita. Una serie di letture brevi può fare strada dove un libro lungo si arena.
L'idea di un sapere breve non è una capitolazione di fronte alla distrazione. È un adattamento intelligente. La fatica viene divisa in unità che la mente moderna riesce a sostenere. Il tempo lungo si ricostruisce dalla somma di molti tempi brevi.
L'eredità
Tre considerazioni questo quaderno consegna al ragionamento.
La prima è che la nostra attenzione non è uguale a quella dei nostri genitori. Per buone ragioni e per cattive, è cambiata.
La seconda è che la perdita di attenzione lunga non è inevitabile. È il risultato di scelte tecnologiche e commerciali precise, che si possono — almeno in parte — contrastare.
La terza, più ampia, è che il sapere si può servire in molti formati. Quello lungo, profondo, accademico resta indispensabile per chi può portarlo. Ma accanto a questo, oggi, c'è spazio anche per un sapere più breve, più quotidiano, più dimensionato sui tempi reali della mente.
Nel prossimo quaderno, l'ultimo di questa raccolta, mettiamo in fila tutto quello che è venuto prima e formuliamo l'idea che attraversa l'Ateneo Breve.