Il sapere breve AteneoBreve
← Tutti i quaderni
Quaderno n. 18

Wikipedia, il miracolo collettivo

Quando il sapere lo scriviamo insieme

15 gennaio 2001. Due americani — Jimmy Wales e Larry Sanger — mettono online un sito strano. Si chiama Wikipedia. È un'enciclopedia che chiunque può scrivere e modificare, gratuitamente, da qualunque parte del mondo. Non c'è una redazione. Non ci sono soldi. Non ci sono autori famosi. Solo migliaia di volontari, sparsi ovunque, che decidono di scrivere voci enciclopediche per il piacere di farlo.

L'idea sembra ridicola. Praticamente tutti gli osservatori, all'inizio, prevedono il fallimento immediato. Come può funzionare un'enciclopedia senza esperti, senza filtri, senza controllo centrale? Eppure, nel giro di pochi anni, Wikipedia diventa la più grande enciclopedia mai esistita nella storia umana.

I numeri

Oggi Wikipedia conta oltre sessantadue milioni di voci, in trecento lingue. Wikipedia in italiano ne ha oltre un milione e novecentomila. Ogni mese viene visitata da circa un miliardo e mezzo di persone.

L'enciclopedia britannica, in confronto, contava nella sua ultima edizione cartacea (2010) circa centoventimila voci. Wikipedia ne ha cinquecento volte di più, in tutte le lingue del mondo, gratuita, sempre aggiornata.

Perché ha funzionato

Tre cose hanno reso possibile il miracolo.

La prima è il software. La piattaforma su cui Wikipedia si basa — il "wiki" — permette a chiunque di modificare una pagina in pochi secondi. Ma soprattutto traccia ogni modifica, in modo che si possa sempre tornare indietro se qualcuno scrive sciocchezze. Questa semplice innovazione tecnica rende il vandalismo facile da fare ma altrettanto facile da correggere. E i correttori, statisticamente, sono molti più dei vandali.

La seconda è la gente. Milioni di persone in tutto il mondo sono disposte a passare ore a scrivere articoli enciclopedici gratis, per il puro piacere di farlo. Sono insegnanti, studenti, pensionati, professionisti, esperti di temi di nicchia. Ognuno scrive di ciò che ama. La somma di tutti questi piccoli contributi è un'enciclopedia che nessun singolo gruppo avrebbe mai potuto produrre.

La terza è il principio della neutralità. Wikipedia chiede ai suoi autori di non esprimere opinioni personali, ma di riportare le posizioni esistenti su un tema in modo bilanciato. È un principio che ha permesso a milioni di persone di lavorare insieme senza distruggersi a vicenda.

I limiti

Wikipedia non è perfetta. Le voci possono contenere errori, soprattutto quando sono nuove o poco visitate. La copertura non è uniforme — argomenti popolari hanno voci dettagliatissime, argomenti rari hanno voci scarne o assenti.

Ma per ogni difetto, Wikipedia mostra anche un lato sorprendente. Le voci di argomenti scientifici sono spesso accuratissime, perché sono scritte e curate da scienziati appassionati. E soprattutto, Wikipedia si corregge: ogni errore segnalato viene prima o poi affrontato.

L'eredità

Tre cose Wikipedia ha consegnato alla cultura mondiale.

La prima è la dimostrazione che un'enorme opera collettiva, senza guida centrale, può funzionare. Per duemila anni avevamo creduto che ogni grande libro avesse bisogno di un autore, di una redazione, di una direzione. Wikipedia ha mostrato che esistono modi diversi di costruire conoscenza.

La seconda è una nuova idea di cultura. Non più solo qualcosa che si riceve passivamente da esperti certificati, ma anche qualcosa che si può contribuire a costruire. La cultura come conversazione, non come monumento.

La terza, più sottile, è la fiducia nel pubblico. Il modello tradizionale presupponeva che, lasciate libere, le masse avrebbero scritto sciocchezze. Wikipedia ha mostrato che, con i giusti strumenti e le giuste regole, il pubblico è in larga misura affidabile. Una scoperta che vale per Wikipedia ma che dice qualcosa anche sulla democrazia in generale.

Nel prossimo quaderno usciamo da Wikipedia e parliamo di un altro effetto della rivoluzione digitale: la trasformazione del nostro modo di stare attenti. Smartphone, notifiche, scroll continuo — e i nuovi tempi della mente.