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Quaderno n. 17

Internet e la fine della scarsità

Tutto disponibile, tutto da scegliere

6 agosto 1991. Tim Berners-Lee, fisico inglese che lavora al CERN di Ginevra, mette online la prima pagina web della storia. Pochi se ne accorgono. La pagina spiega che cos'è il "World Wide Web", come funziona, come si possono creare nuovi siti. Da quella pagina sola, in trent'anni, nascerà il web come lo conosciamo oggi: oltre due miliardi di siti, miliardi di documenti, una quantità di sapere che nessuna biblioteca della storia umana ha mai avuto.

È la trasformazione culturale più grande dopo l'invenzione della stampa. Forse più grande. Per cinquemila anni — dall'invenzione della scrittura — il problema dell'umanità era stato la scarsità del sapere. Pochi libri, pochi sapienti, poche biblioteche. Internet rovescia questo problema. Non c'è più scarsità: c'è troppo di tutto.

La grande accessibilità

Cosa è successo, concretamente, con internet? Tre cose enormi.

La prima: il sapere è diventato accessibile a chiunque abbia una connessione. Un ragazzo di Cefalù può leggere oggi gli stessi articoli scientifici di uno studente di Harvard. Un'anziana di un paese di montagna può consultare la ricetta che un grande chef ha pubblicato a Parigi. Wikipedia, da sola, ha messo a disposizione di tutti un'enciclopedia universale, gratuita, in centinaia di lingue.

La seconda: il costo della copia è crollato a zero. Una conferenza universitaria registrata e messa online può essere vista da milioni di persone senza che nessuno paghi nulla.

La terza: la distanza ha smesso di contare. Prima, per imparare bene una cosa, bisognava andare nel posto giusto. Adesso il posto giusto sei anche tu, davanti allo schermo. La geografia del sapere si è dissolta.

Il problema nuovo

Ma con questa rivoluzione è arrivato anche un problema nuovo. Quando il sapere è scarso, lo cerchi e lo conservi. Quando è abbondante, lo perdi.

L'esperienza è familiare a chiunque usi internet. Apri il browser per cercare una cosa precisa, e dopo dieci minuti ti ritrovi a leggere tutt'altro. Hai aperto venti schede e non ricordi perché. Hai trovato cento articoli interessanti e non ne hai letto seriamente nemmeno uno. Il sapere c'è, ma non lo possiedi: lo sfiori soltanto.

C'è anche un problema di qualità. In una biblioteca universitaria, i libri sono filtrati. Su internet no. Accanto a un articolo serio sul cambiamento climatico ne trovi uno che lo nega, scritto da qualcuno che firma con uno pseudonimo. Distinguere è difficile.

La conseguenza educativa

Per la prima volta nella storia, il problema dell'istruzione non è procurarsi le informazioni: è organizzarle, selezionarle, capire quali servono e quali no. Non si studia più per accumulare nozioni — le nozioni sono a un clic — si studia per imparare a pensare con le informazioni che si trovano.

È una trasformazione enorme, e la scuola sta ancora cercando di adeguarvisi.

L'eredità

Tre cose internet ha cambiato per sempre.

La prima è la fine del privilegio geografico. Chi nasce in periferia non è più automaticamente svantaggiato culturalmente: ha le stesse fonti di chi nasce nelle capitali.

La seconda è il bisogno di nuovi filtri. Quando tutto è accessibile, bisogna saper scegliere. La scuola, le riviste serie, i divulgatori di qualità, le biblioteche — tutti coloro che fanno selezione — non sono diventati meno utili. Sono diventati più utili.

La terza, più ampia, è che il sapere è diventato un'attività quotidiana, non più una stagione della vita. Internet ti permette di imparare qualcosa nuovo ogni giorno, in qualsiasi età. Per la prima volta nella storia, l'idea di imparare per tutta la vita non è uno slogan: è una possibilità reale.

Nel prossimo quaderno entriamo dentro la realizzazione più riuscita di questa idea. Un'enciclopedia universale, gratuita, scritta da chiunque. Si chiama Wikipedia.