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Quaderno n. 3

La biblioteca di Alessandria

Il sogno di sapere tutto

Alessandria d'Egitto, terzo secolo a.C. Una città giovane, fondata da Alessandro Magno cinquant'anni prima, costruita sul mare con una geometria perfetta. Al suo cuore c'è un edificio nuovo del mondo: la Biblioteca. Per la prima volta nella storia, qualcuno ha avuto un'idea folle e magnifica — raccogliere in un solo luogo tutti i libri esistenti.

Il sovrano d'Egitto, Tolomeo II, fa arrivare ad Alessandria gli intellettuali più grandi del Mediterraneo. Geometri come Euclide, astronomi come Eratostene, filologi come Aristarco, poeti come Callimaco. Ognuno di loro studia, scrive e cataloga. La Biblioteca diventa anche la prima istituzione scientifica del mondo: un luogo dove si fa ricerca, non solo si conserva.

Cinquecentomila rotoli

I numeri che la storia ci ha consegnato sono enormi e probabilmente esagerati: si parla di mezzo milione di rotoli, forse settecentomila. Anche se fossero stati la metà, sarebbero stati una quantità di sapere mai vista.

Per riempire gli scaffali, Tolomeo usò ogni mezzo. Ordinò che ogni nave attraccata al porto consegnasse i propri libri, che venivano copiati e poi restituiti — spesso, dicono le fonti, restituiti in copia mentre l'originale restava in Biblioteca. Comprò la collezione privata di Aristotele. Mandò emissari nei mercati di Atene e Rodi a comprare tutto quello che trovavano. Pagò i sapienti perché venissero a vivere ad Alessandria.

Non era curiosità: era progetto politico. Tolomeo voleva che Alessandria fosse la capitale culturale del Mediterraneo, e la Biblioteca era lo strumento. Chi possiede tutto il sapere, possiede una forma di potere che le armi non danno.

Il primo catalogo del mondo

Con cinquecentomila rotoli sorge un problema nuovo: come trovare un libro? Callimaco, poeta e bibliotecario, inventa la soluzione. I Pinakes: centoventi volumi che catalogano tutti i libri della Biblioteca, divisi per genere, autore, titolo, prima riga.

È la prima bibliografia della storia. È, in un certo senso, l'antenato di Wikipedia, di Google, di ogni motore di ricerca. Callimaco intuisce qualcosa che noi oggi diamo per scontato: il sapere non basta possederlo, bisogna organizzarlo. Un libro che nessuno può trovare è un libro che non esiste.

Il sapere come abbondanza

Per la prima volta nella storia, lo studioso non ha più il problema di trovare le fonti, ma quello di scegliere fra tante. Nei secoli precedenti, chi voleva imparare doveva viaggiare, cercare, copiare a mano i pochi testi che riusciva a trovare. Ad Alessandria invece si entrava in un edificio e si aveva tutto. La sfida non era più procurarsi il sapere: era ordinarlo, leggerlo, dominarlo.

È una situazione che noi oggi conosciamo bene. Internet ci ha messo davanti lo stesso problema, moltiplicato per mille. Non ci manca l'informazione: ci manca il tempo, l'attenzione, il criterio per scegliere. Alessandria fu il primo posto in cui qualcuno se ne accorse.

La fine

La Biblioteca bruciò. Quando, di preciso, non lo sappiamo. Forse durante l'assedio di Cesare nel 48 a.C., forse sotto Aureliano nel terzo secolo dopo Cristo, forse sotto i califfi nel settimo. O forse non bruciò mai del tutto, ma si svuotò lentamente, libro dopo libro, mentre l'Egitto cambiava padroni e la cultura si spostava altrove.

Quello che è certo è che a un certo punto il sogno finì. Centinaia di migliaia di rotoli scomparvero. Opere di cui oggi conosciamo solo il titolo, autori di cui sappiamo solo il nome. La perdita più grande della storia della cultura.

L'eredità

Tre idee della Biblioteca di Alessandria sono ancora con noi.

La prima è il sogno di un sapere universale, in un solo luogo, accessibile. Ogni biblioteca pubblica, ogni archivio, ogni motore di ricerca è figlio di Alessandria.

La seconda è che il sapere ha bisogno di catalogazione. Senza un indice, tutta l'abbondanza del mondo si rovescia in caos. Callimaco lo capì duemilatrecento anni fa, e da allora ogni civiltà ha dovuto inventarsi i suoi Pinakes.

La terza, la più malinconica, è che il sapere è fragile. Si raccoglie in secoli e si perde in poche ore. Per questo, da Alessandria in poi, ogni cultura che ci tiene a se stessa costruisce biblioteche, copia manoscritti, conserva.

Nei prossimi quaderni vedremo come l'Europa medievale, dopo il crollo della cultura antica, dovette ricostruire da zero il sapere — partendo non da grandi istituzioni, ma da piccoli monasteri sperduti, dove monaci pazienti copiavano a mano libri che altri monaci, secoli prima, avevano salvato dalla rovina.