La scuola elementare obbligatoria
Quando il sapere diventa diritto
Per tutta la storia umana, saper leggere è stato un privilegio. Sacerdoti, mercanti, scribi: una piccola minoranza. La grande maggioranza moriva senza aver mai tracciato una lettera. Solo nell'Ottocento, e solo in alcuni paesi del mondo, l'idea che ogni bambino abbia diritto a imparare a leggere comincia a farsi strada.
In Italia il primo passo arriva nel 1859 con la legge Casati: i comuni devono fornire una scuola elementare gratuita ai propri bambini, almeno per due anni, maschi e femmine. L'obbligo è teorico — molti comuni non hanno soldi per pagare i maestri — ma il principio è fissato. Nel 1861, anno dell'unificazione, l'analfabetismo è ancora al 78 per cento. Quattro italiani su cinque non sanno leggere.
La legge Coppino e l'obbligo vero
Diciotto anni dopo, la legge Coppino del 1877 stringe le maglie: l'obbligo scolastico diventa effettivo, i genitori che non mandano i figli a scuola possono essere sanzionati. Si comincia con due anni, poi nel 1904 diventano quattro, nel 1923 sei.
Le scuole si moltiplicano. Si forma un grande corpo di maestri elementari — molti dei quali donne, in un'epoca in cui la donna era esclusa quasi da ogni mestiere qualificato. Il maestro e la maestra diventano figure centrali della società italiana, spesso le sole persone colte di un intero paese, soprattutto al Sud.
Cosa ha significato saper leggere
Saper leggere ha cambiato cosa significa essere un essere umano. Una persona analfabeta dipende totalmente da chi sa leggere: l'avvocato per il contratto, il prete per il documento, il padrone per la busta paga. La sua vita è in mano ad altri.
Una persona alfabetizzata ha un'autonomia diversa. Può leggere un contratto, una medicina, un giornale. Può scrivere a un parente lontano. Può lasciare un appunto. Può mettere per iscritto i propri pensieri — e nello scriverli, scoprirli meglio.
Senza alfabetizzazione di massa non ci sarebbe stata la democrazia moderna. Né i diritti civili. Né il lavoro qualificato. Né la possibilità, per chi nasce povero, di emanciparsi attraverso lo studio.
L'eredità
Tre cose la scuola elementare obbligatoria ci ha consegnato.
La prima è la fine della frattura tra élite e popolo. Per millenni il sapere scritto era stato di pochi. Adesso comincia a circolare in tutta la società.
La seconda è l'idea che lo stato sia responsabile della formazione dei suoi cittadini. È un'idea ottocentesca, ormai così radicata che ci sembra ovvia. In realtà è una conquista, e le conquiste si possono perdere.
La terza, più sottile, è che il diritto allo studio non basta sancirlo: bisogna farlo funzionare. Una legge non serve a nulla senza scuole, maestri, edifici, libri. L'Italia ha impiegato un secolo per costruire davvero la sua scuola pubblica.
Nel prossimo quaderno arriviamo agli anni Sessanta. La televisione comincia a fare quello che la scuola da sola non era mai riuscita a fare: portare il sapere nelle case di tutti gli italiani.