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Quaderno n. 6

Tommaso d'Aquino

La domanda come metodo

Parigi, intorno al 1250. In una stanza dell'Università, un frate domenicano grande e silenzioso scrive. È così robusto e così taciturno che i suoi compagni lo chiamano "il bue muto di Sicilia". Si chiama Tommaso, viene da Aquino, e ha trent'anni. I suoi confratelli non lo sanno ancora, ma quel frate goffo sta inventando un modo di pensare destinato a dominare l'Occidente per sette secoli.

Tommaso aveva un problema. Nel suo tempo, due verità sembravano in rotta di collisione. Da una parte la fede cristiana, ereditata dai Padri della Chiesa, fondata sulla Rivelazione. Dall'altra, la filosofia di Aristotele, riscoperta da poco grazie ai traduttori arabi, fondata sulla ragione. La Chiesa guardava Aristotele con sospetto: era un pagano, parlava di un mondo eterno, sembrava negare l'immortalità dell'anima.

Tommaso prese una decisione audace. Invece di scegliere fra fede e ragione, decise di farle dialogare. Per farlo gli serviva un metodo nuovo. Lo trovò.

La struttura della quaestio

Aprite oggi una pagina della Summa Theologiae, l'opera maggiore di Tommaso. La struttura è sempre la stessa, identica per centinaia di volte. Si parte da una domanda: Utrum Deus sit? Esiste Dio? Utrum anima sit immortalis? L'anima è immortale? Utrum bellum sit semper peccatum? La guerra è sempre peccato?

Posta la domanda, Tommaso elenca le ragioni di chi risponderebbe no. Tre, quattro, cinque obiezioni, esposte con la massima onestà. Cita gli avversari, li cita per esteso, dà loro la parola migliore.

Poi, dopo le obiezioni, viene il sed contra: "ma al contrario". Una breve frase con un'autorità — un passo della Bibbia, un'affermazione di Aristotele, una sentenza di Agostino — che indica la posizione opposta.

Quindi il respondeo: la risposta vera e propria di Tommaso, lunga, ragionata, costruita passo per passo.

Infine la confutazione delle obiezioni iniziali, una a una, con calma.

Questo è il metodo scolastico. La domanda come motore. Il dubbio come metodo. L'obiezione come strumento di verità.

Pensare contro se stessi

C'è un'idea profonda dietro questa struttura: per arrivare alla verità, bisogna prima dare la parola a chi la pensa diversamente da noi. Bisogna formulare le obiezioni nel modo più forte possibile. Bisogna pensare contro se stessi.

Per il Medioevo era una rivoluzione. Per secoli si era pensato che la verità fosse depositata nei libri sacri e nei Padri della Chiesa, e che la scuola dovesse trasmetterla. Tommaso ribalta la prospettiva: la verità si conquista attraverso il dubbio organizzato. Una vera lezione non è quella che cancella le obiezioni, ma quella che le pesa.

Da qui nasce una tradizione che ancora oggi è alla base del pensiero universitario: la disputatio. Due studiosi prendono posizione opposta su una questione, espongono le proprie ragioni, si confrontano davanti al pubblico. Vince chi ragiona meglio. Le moderne tesi di laurea, le difese accademiche, persino i talk-show televisivi più seri — tutti discendono, lontanamente, dalla disputatio medievale.

Una sintesi grandiosa

La Summa Theologiae è il più ambizioso libro mai scritto. Tommaso si propone di rispondere a tutte le domande che un cristiano colto del suo tempo possa porsi: chi è Dio, chi è l'uomo, cos'è il bene, cos'è il male, cos'è la legge, cos'è la giustizia, cos'è la felicità. Lo fa in tremila pagine, attraverso migliaia di quaestiones.

L'opera resta incompiuta. Il 6 dicembre 1273, Tommaso celebra la Messa e ha quella che oggi chiameremmo un'esperienza mistica. Quando ne esce, dice al suo segretario: "Reginaldo, non posso più. Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia rispetto a ciò che ho visto." Smette di scrivere. Tre mesi dopo muore, a quarantanove anni.

Ma le tremila pagine bastano. Per i sette secoli successivi, ogni teologo cattolico, ogni filosofo cristiano, ogni giurista canonico ha studiato sulla Summa. Ancora oggi, nei seminari di tutto il mondo, si studia "Tommaso".

L'eredità

Tre cose Tommaso ci ha lasciato, e tutte e tre sono ancora vive.

La prima è l'idea che ragione e fede non sono nemiche. Possono litigare, possono divergere, ma fondamentalmente parlano di una stessa realtà. Ogni dialogo moderno fra scienza e religione, ogni tentativo di tenere insieme rigore intellettuale e profondità spirituale, deve qualcosa a Tommaso.

La seconda è il metodo della domanda. Pensare seriamente significa partire da una domanda chiara, ascoltare le risposte opposte, costruire la propria con onestà. Sembra ovvio, ma non lo è. La maggior parte del pensiero quotidiano fa il contrario: parte dalla risposta che già abbiamo e cerca le ragioni per giustificarla. Tommaso ci ha mostrato un modo migliore.

La terza è la pazienza intellettuale. Settecento quaestiones, ognuna trattata con la stessa cura, senza fretta. Niente di tutto ciò che pensiamo seriamente arriva subito. Nascere, crescere, maturare — anche le idee, come gli alberi, hanno tempi che non si accorciano.

Nel prossimo quaderno facciamo un salto in avanti di tre secoli. Lasciamo le aule scolastiche del Medioevo per entrare in un mondo nuovo: quello dell'umanesimo. Un olandese piccolo, fragile, ironico — Erasmo da Rotterdam — sta riscrivendo le regole di che cosa significhi essere una persona colta in Europa.